Zhan Zhuang, il Qi Gong delle posture statiche

Per la maggior parte di noi occidentali, l’idea di ginnastica o esercizio fisico è associata al movimento eclatante, al gesto atletico “esplosivo”, allo sforzo meramente muscolare mirato a vincere la forza dell’avversario o quella di gravità. La ginnastica artistica o la ritmica, l’atletica leggera e quella pesante, il nuoto in vasca o sincronizzato sono alcuni degli esempi più noti e popolari di questo modo di pensare. Per questo motivo l’idea che possa esserci esercizio fisico anche in assenza quasi totale di movimento, mantenendo posture fisse determinate, suscita in chi non conosce questa pratica scetticismo e perplessità.

Basta però una sessione di pochi minuti di Zhan Zhuang per ricredersi; i muscoli denunciano il loro sforzo, il sudore non di rado scorre copioso e posture apparentemente semplici e banali diventano impossibili da mantenere dopo pochi minuti. La pratica dello Zhan Zhuang, termine che viene tradotto come “postura del palo eretto”, “fermo come un albero” o similari, prevede essenzialmente di assumere determinate posizioni e mantenerle per un periodo di tempo che va da alcune decine di secondi ad alcuni minuti. Come detto, sebbene ad un osservatore esterno questa pratica possa sembrare semplice e poco impegnativa, basta provarla in prima persona per constatare quanto invece metta alla prova la nostra struttura fisica, oltre che la nostra concentrazione mentale ed il controllo emotivo.

Questa pratica viene espressa attraverso molte posizioni ma la postura forse più famosa e conosciuta è quella detta “Abbracciare l’albero”, che consiste nell’assumere la posizione eretta con le braccia che formano una sorta di cerchio parallelo al suolo, come se – appunto – si stesse abbracciando il fusto di un grosso albero. Prima di assumere questa postura è consigliabile qualche minuto di rilassamento psico fisico, così come – al termine della stessa – è bene praticare qualche esercizio di auto massaggio in maniera da tonificare i muscoli coinvolti nella pratica e distribuire l’energia in circolo. La pratica dello Zhan Zhuang riveste una grande importanza nell’ambito dell’addestramento di un praticante di Arti interne, sia da punto di vista marziale che da quello del benessere; infatti, assumere e mantenere una determinata postura fissa aiuta a migliorare il controllo del nostro corpo e la capacità di percepirci nel tempo e nello spazio. E’ facilmente intuibile che chi non sia in grado di mantenere una corretta postura fissa ben difficilmente potrà muoversi in maniera efficace, così come chi non è in grado di correggere e controllare il proprio equilibrio non sarà in grado di squilibrare o sottomettere un eventuale avversario. Inoltre, la postura fissa, nella sua (apparente!) immobilità, stimola e favorisce la capacità di concentrazione e “centratura” emotiva, presupposti indispensabili per poter praticare con successo sessioni meditative o pratiche similari. Quindi, per quanto all’esterno possa sembrare immobile e fermo, chi esegue una sessione di Zhan Zhuang esegue un notevole ed impegnativo lavoro interno, tanto che questa pratica viene descritta come “Esternamente immobili come un pino, internamente in movimento come le nuvole e l’acqua”.
Ciascun esercizio comincia dalla posizione di “Wu Chi” a piedi uniti, in modo da calmare la mente, lo spirito e le emozioni, predisponendo al meglio il corpo al successivo impegno fisico e creando il corretto presupposto per un efficace “ascolto” delle reazioni del nostro corpo. Dopo qualche secondo si assume una posizione a piedi paralleli alla larghezza delle spalle, mento leggermente chiuso verso il busto e testa “sospesa” come se fosse appesa ad un filo, mantenendo in asse la sommità della testa con il perineo, in maniera da allineare il corpo con l’asse alchemico che unisce Cielo e Terra, con il 60% del peso sui talloni ed il 40% sull’avanpiede. Si rilassano le spalle e si portano le braccia a formare un cerchio parallelo al pavimento, mentre si forma un cerchio più piccolo con indici e pollici ed un terzo cerchio tra le gambe, condizione che fa a questa posizione il nome di “Postura dei tre cerchi”.

Nel mantenere questa posizione, lo sguardo deve essere all’orizzonte senza fissarsi su nessun punto in particolare, il mento deve rimanere in asse con lo sterno e la lingua puntata in alto sul palato, mentre progressivamente va abbassato il baricentro rilassando tutto il corpo con le gambe leggermente flesse. In questa postura vanno rilevate eventuali tensioni muscolari e zone dolenti, che vanno risolte nella maniera più opportuna. Terminata la pratica dello Zhan Zhuang, è bene concludere con una serie di auto massaggio come quelli compresi nel catalogo dell’An Mo Gong, in modo da tonificare il corpo e stimolare la circolazione dell’energia interna ed infine concedersi qualche minuto per una camminata libera.

E’ bene sottolineare come nella pratica delle Arti interne, si tratti di Qi Gong, Tai Chi Chuan o Ba Gua Chan, assumere una postura corretta è di fondamentale importanza ed è quindi evidente che una pratica come quella dello Zhan Zhuang, che consente di migliorare e allenare questo aspetto, rivesta di conseguenza una notevole rilevanza all’interno del curriculum di studio di queste discipline. Lo studio delle posture statiche è infatti un passaggio fondamentale della pratica perché integra tutti gli elementi di postura, rilassamento e respirazione ed inoltre aumenta l’allineamento corporeo e l’equilibrio, rafforza i muscoli ed i tendini, coltiva una respirazione più profonda, una maggiore consapevolezza del corpo e tranquillità della mente.

Proprio per questo motivo, nel programma didattico disponibile sulla piattaforma video accessibile dal sito http://www.videocorsiqigong.it sono disponibili diversi filmati che mostrano l’esecuzione di alcuni di questi esercizi e ne analizzano i particolari evidenziando la loro corretta modalità di esecuzione. Oltre all’esercizio di “Abbracciare l’Albero”, viene infatti mostrata la pratica delle posizioni dette “La Fenice apre le ali”, “La Tartaruga prende il sole”, “Sostenere il Cielo”, “L’Aquila spiega le ali” e “Le mani nell’acqua”.

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