L’apertura Tai Chi, la prima delle 37 forme di base

Indipendentemente da Scuole e Stili e metodo di addestramento, l’essenza della pratica del Tai Chi Chuan è contenuta in 37 forme codificate, che costituiscono la “base” su cui poi vengono strutturate sequenze ed esercizi più complessi. Molte di queste forme possono apparire a prima vista molto semplici, ma ad un esame più attento non mancano di rivelare invece l’estrema ricchezza di contenuti racchiusi al loro interno e le numerose applicazioni sia dal punto di vista marziale che di benessere.

La pratica corretta e costante di queste forme consente lo sviluppo dei “Jing”, le forze interne ed esterne prodotte dalla pratica del Tai Chi Chuan. Lo studio delle 37 forme di base, nella loro essenza specifica, è una caratteristica delle Scuole più tradizionali, particolarità oggi trascurata da altre Scuole con una impronta più “moderna”.
L’analisi di queste 37 forme di base, delle loro particolarità esecutive e delle loro applicazioni è compreso nel programma dei video didattici presenti sulla piattaforma www.videocorsitaichitradizionale.it dove viene descritto sia il modo di esecuzione statico (detto tradizionalmente “mantenere la forma per sedici respiri”) per curare la postura e la consapevolezza corporea, in maniera da sviluppare poi il cosiddetto “movimento spontaneo”. Si passa poi all’analisi della forma nella sua esecuzione dinamica, con la presentazione di eventuali esercizi specifici.

La prima forma che viene studiata è quella detta “Apertura della pratica”, detta anche “Tai Chi Zhang Zhuan” che – come suggerisce in maniera evidente lo stesso nome – è presente all’inizio delle forme in sequenza più complesse. Dalla posizione di “Wu Chi” si passa alla posizione di “Tai Chi”, portando i piedi paralleli tra loro alla larghezza delle spalle, abbassando il baricentro, mantenendo lo sguardo all’orizzonte ed utilizzando il minor numero possibile di muscoli per mantenere la stazione eretta, con il peso portato al 60% sui talloni e 40% sull’avampiede, andando a sviluppare “Song”, ovvero il rilassamento attivo.
Oltre a curare l’apertura del “Qa” (articolazione coxo-femorale), nell’esecuzione di questo esercizio deve essere posta attenzione alla zona del busto, in particolare alla posizione dello sterno (detto “la Spada del Cuore”) in maniera da stimolare il processo di alchimia interna detto “Wudon”, che possiamo immaginare come l’effetto che otteniamo scuotendo una bottiglia piena d’acqua. L’esecuzione di alcuni esercizi complementai alla forma statica consente inoltre di lavorare sull’asse “Terra – Cielo” e stimolare gli agopunti “Ki Kai” (“Oceano del Chi”), “Ming Men” (“Porta della Vita”), “Bai Hui” (“Cento incontri”) e “Hui Yin” (“Unione dello Yin”).

Nella esecuzione dinamica questa forma è anche conosciuta come “Qi Shi”, ovvero “Muovere l’Energia vitale” e riveste una grande importanza perché attraverso la sua pratica – che diventa un vero e proprio “Nei Gong” (“Lavoro interno”) viene sviluppato il concetto delle “Jing”, le energie intrinseche di fondamentale importanza in tutte le Arti interne come il Tai Chi Chuan o il Ba Gua Zhang. Nella pratica dinamica il primo obbiettivo deve essere la coordinazione delle cosiddette “Tre Armonie Esterne”, ovvero il rapporto tra polsi e caviglie, gomiti e ginocchia e spalle e anche. La spinta iniziale del movimento parte dal tallone e si riflette sul polso, e poi via-via che il movimento sale attraversando le ginocchia agisce sui gomiti ed arrivando alle anche si riverbera sulle spalle (senza sollevarle e mantenendole rilassate!), sollevando le braccia sino a portare le mani quasi al livello delle spalle. Dopo qualche istante di attesa, si inverte il movimento ed il senso del percorso della Energia, stimolando la colonna vertebrale e mantenendo la corretta posizione dell’asse Cielo – Terra.

 

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