I tre stadi della pratica delle discipline interne

Anche chi non è particolarmente esperto nel campo della cultura orientale ha sentito parlare almeno una volta dello Yin e dello Yang e della visione dualistica che vede questi due aspetti complementari esprimersi in ogni fenomeno della natura.

Alla stessa maniera, molti conoscono la teoria del Wu Xing e dei cinque Elementi che sono alla base del creato e – sempre rimanendo nel campo dei numeri – i 64 esagrammi dell’I Ching e gli otto trigrammi del Ba Gua sono spesso citati anche quando si parla di argomenti non strettamente legati alla filosofia cinese.

La Grande Triade

Nella pratica delle discipline orientali (e non solo!) particolare importanza ha anche il numero tre, ed i vari modi in cui questo si esprime. Occorre dire che il concetto ternario è molto antico e trova radice nella storia più antica dell’uomo, tanto in Oriente come in Occidente. “Il Cielo copre, la Terra sostiene” afferma una antica sentenza cinese, e tra questi si situa l’Uomo a comporre la Grande Triade, un principio filosofico – e non solo – a cui molti studiosi hanno dedicato la loro attenzione, a cominciare da René Guénon, uno dei più famosi e conosciuti esoteristi occidentali che a questo argomento ha dedicato un intero libro, analizzandolo in profondità e spaziando nei collegamenti e nelle analogie con la filosofia occidentale.

Uno degli esempi più evidenti di questa Triade è in relazione con la dualità dello Yin/Yang, quando questi due principi, uno “positivo” e l’altro “negativo” (opportunamente tra virgolette) tra loro opposti trovano una sorta di “anello di congiunzione” in un fattore neutro. I praticanti del Tai Chi Chuan del Vecchio Stile Fu imparano subito a confrontarsi con questa visione particolare, ad esempio quando cominciano gli esercizi individuali propedeutici alla pratica del Tui Shou, in cui tra l’assorbimento Yin e la spinta Yang c’è un movimento di evasione e neutralizzazione. Questo aspetto è profondamente radicato nella pratica della Scuola del Vecchio Stile Fu, tanto che in tutti i video didattici disponibili sulla piattaforma www.videocorsitaichitradizionale.it appare rappresentato da un cerchio suddiviso in tre spicchi di diverso colore.

Le tre gocce e la Triplice Armonia

Questa immagine viene indicata come “San Cioi”, che si può tradurre come “tre gocce”, ed esprime la triplice armonia (“Hao” o la suprema vacuità (“Wo”), che costituirebbe l’antico simbolo del Taoismo, creato dall’Imperatore Huang Ti nel 3000 a.C. ma probabilmente ispirato ad immagini già conosciute dal Maestro Ch’ih Sung Tzu nell’8.000 a.C. Altri studiosi avanzano l’ipotesi che questo simbolo fosse già conosciuto almeno duemila anni prima e che sia alla base dello sviluppo dell’I Ching, libro sapienziale basato sulle mutazioni dei trigrammi del Ba Gua.

Il simbolo della Triplice Armonia fu originariamente concepito con i colori Bianco (la forza positiva Yang che si espande), Nero (la forza negativa Yin che ci contrae) e Grigio (la forza neutra Wo che attende) e solo successivamente ne fu sviluppata una versione con i colori giallo, verde e rosso. La versione a colori aiutò gli studiosi a rendere più chiari i legami tra il simbolo ed i concetti filosofici ad esso collegati ed a rendere più evidente la relazione con la Grande Triade prima citata; infatti in questo caso il Giallo rappresenta la Terra, il verde rappresenta gli esseri viventi e quindi l’Uomo ed il Rosso, richiamando il colore del sole, rappresenta il Cielo.
Il principio espresso dalle “Tre Gocce” può essere poi applicato anche ai Cinque Elementi (Wu Xing), definendo i reciproci rapporti di Creazione (Terra -> Metallo -> Acqua -> Legno -> Fuoco -> Terra), Controllo (Acqua -> Terra -> Legno -> Metallo -> Fuoco -> Acqua) e Distruzione (Legno -> Terra -> Acqua -> Fuoco -> Metallo -> Legno).

I tre stadi della pratica

Come spiegato nel corso dello stage tecnico nazionale del settembre 2019 dal Maestro Severino Maistrello, Direttore Tecnico della Wudang Fu Style Academy, rappresentante della III^ generazione della Scuola, discepolo interno del Maestro To Yu e suo rappresentante in Italia e in Europa, la pratica del curriculum tecnico del Tai Chi Chuan del Vecchio Stile Fu si sviluppa su tre livelli di apprendimento: il primo è costituito dalla pratica della forma 88, il secondo dalla pratica della forma dello Liang Yi ed il terzo dalla pratica della forma dei Palmi Fulminanti. Inoltre, la stessa forma 88 di Tai Chi Chuan viene divisa in tre parti: la forma Terra che lavora sull’aspetto Yin e sulla struttura corporea, la forma Uomo che lavora sulla duplicità Yin/Yang e la forma Cielo che lavora sullo Yang e sull’aspetto energetico.

Come appare evidente da quanto sia pure superficialmente accennato in precedenza, l’argomento è molto ampio e trova espressione in così tanti aspetti da rendere impossibile una trattazione nello spazio di un articolo; basti pensare – solo per citare tre esempi – alle figure dei “Tre Vermi” che affliggono la vita dell’uomo, oppure ai tre livelli di pratica delle forme, corrispondenti alle figure della Gru, della Tigre e del Serpente, oppure alla suddivisione del curriculum tecnico nella forma Padre, Madre e Figli.

Vogliamo quindi concentrarci su un aspetto specifico strettamente collegato alla pratica delle varie forme, che può essere eseguita secondo tre livelli che fanno riferimento alla più volte citata triade Terra, Uomo Cielo.
E’ bene specificare che quanto diremo di seguito va inteso come una delle infinite possibilità di interpretazione personale delle forme, attraverso la quale ciascun praticante può (anzi, deve) maturare una propria consapevolezza sulla base della sue esperienze e feedback forniti dalla pratica stessa.

Possiamo quindi affermare che lo stadio Terra della pratica corrisponde ad uno studio o ad una pratica normale od ordinaria. Il lavoro (Gong) è basato su processi semplici: controllo della postura, dell’equilibrio, della respirazione, del movimento e dello spostamento, controllo delle sensazioni su zone corporee estese tramite esercizi ordinari e semplici. Capita spesso di notare persone che, nel loro comportamento quotidiano, dimostrano una mancanza di equilibrio, senza esserne consapevoli o ignorando i motivi alla base di questa condizione. Lo scopo della pratica dello stadio Terra consiste nel rendere a questi individui quello che non avrebbero dovuto perdere: un equilibrio fisico, energetico e psichico normale e ordinario. A ben pensarci, è in effetti “anormale” non potersi più piegare, oppure sedersi per terra e sollevarsi senza timore di un indolenzimento o di una lombaggine, essere stanco e non poter più dormire senza ricorrere a calmanti e sonniferi, salire qualche piano di scale rapidamente senza rischiare l’affanno, essere in collera senza seri motivi o – al contrario – avere un atteggiamento passivo verso i contrattempi della vita.

Lo stadio Uomo corrisponde ad uno studio o ad una pratica naturale o spontaneo (Ziran: “essere così” o “conforme all’ordine naturale delle cose e degli esseri”). Si tratta del secondo stadio della pratica, ed in quest’ambito l’energia circola più rapidamente ed è di qualità migliore. La postura, i movimenti, le espressioni, le sensazioni diventano più naturali e l’individuo ritrova così la sua spontaneità originale. Si muove con efficacia senza cercare di intervenire sul corso degli eventi (Wuwei) ma senza neppure subirli passivamente. Il praticante, per effetto della sua volontà e della sua intenzione (Yi), può mobilizzare la sua energia su zone definite oppure su punti precisi allo scopo di regolarizzare la funzione di un organo, di un’articolazione, delle membra. Egli inoltre diventa capace di capire quali sono le attività, i luoghi, gli alimenti che gli sono favorevoli e sfavorevoli ed è quindi in grado di modificare le sue abitudini in funzione delle circostanze e di adattarsi a queste ultime. Egli è inoltre in grado di percepire i cambiamenti climatici, i primi sintomi di eventuali disfunzioni, quindi di prevedere certe circostanze favorevoli e sfavorevoli e di agire di conseguenza. Può, in parte, indirizzare e trasferire la sua energia verso altri e praticare in quest’ottica il Qi Gong terapeutico e può inoltre organizzare o modificare la circolazione della sua energia (ciclo della “piccola o grande rivoluzione dell’energia interna”, “visualizzazione interna degli organi e camminata celeste”) in funzione degli orari, delle stagioni, o di un lavoro specifico. Così, egli ritrova il suo centro e controlla la sua periferia ed è, etimologicamente, pronto per la meditazione (dal latino “medicare, curare” ma anche “posto nel mezzo, al centro”).

Lo stadio Cielo corrisponde ad una realizzazione straordinaria. Si tratta del terzo stadio, senza limiti, della pratica. L’energia, nelle sue diverse manifestazioni, è stata sublimata. Coscienza, vita, movimento, energia e materia si fondono nell’illuminazione raggiunta dal praticante. “Egli sa senza a prendere, realizza senza fare, vede senza guardare e far regnare l’ordine naturale senza governare… Egli abbraccia la virtù, realizza la fusione armoniosa dei soffi e delle menti, seguendo con docilità la via celeste dell’armonia. Ciò permette la visione remota al di là del passato e lo sguardo oltre l’avvenire con la più grande spontaneità. Tutto ciò che ad un uomo ordinario richiederebbe uno sforzo eccezionale, si realizza in maniera semplice e naturale“ (Huainanzi).

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