Aprire le nove porte, una pratica di Qi Gong semplice ma potente

Una delle pratiche fondamentali della nostra Scuola, che unisce trasversalmente le discipline del Tai Chi Chuan, del Ba Gua Chan e del Qi Gong, è senz’altro quella detta “Aprire le nove porte”, conosciuta anche come “Nove Ruote di Potere”, che si collega alla pratica del Siu Kao Tin (“Nove Piccoli Cieli”), detta anche Forma Padre e compresa nella pratica del San Fung Tai Ki Kung .

A questa pratica abbiamo dedicato un articolo qualche tempo fa (clicca QUI per leggerlo) descrivendo alcune caratteristiche di questa serie di esercizi che viene spesso efficacemente descritta come “Semplice, ma non facile” dal Maestro Severino Maistrello, Direttore Tecnico della Wudang Fu Style Academy, nonché Discepolo Interno del Maestro Taoista contemporaneo Ming Wong Chun Yin (Tai Ki Kung, On Zon Su, Cau, Tou Kung ), III^ generazione della famiglia Fu, Discepolo Interno del Maestro To Yu e suo rappresentante in Italia e in Europa.

Una descrizione questa particolarmente efficace, perché racchiude in poche parole una pratica tanto apparentemente semplice quanto profondamente impegnativa, se eseguita in maniera attenta e consapevole. E’ ovviamente molto difficile, se non impossibile, descrivere a parole una pratica fisica anche solo mediamente complessa; molto meglio affidarsi ad un insegnante esperto (clicca QUI per l’elenco dei centri autorizzati) o seguire un programma didattico come quello offerto dalla piattaforma didattica presente sul sito www.videocorsitaichitradizionale.it.

Scopo di queste righe non sarà quindi entrare nel dettaglio dell’esecuzione pratica di questi esercizi, quanto evidenziarne alcune caratteristiche e note relative alla pratica utili (speriamo!) a rivelare quante e quali siano le implicazioni e gli effetti di questa preziosa serie di esercizi.

Indicazioni di pratica

Ai praticanti esperti alcune di queste note potranno sembrare tanto banali da sfociare nell’ovvio, ma riteniamo comunque utile offrirle a tutti, perché spesso la nostra sete di cose nuove ci porta a dimenticare quelli che sono le basi delle nostre discipline e si sa, senza fondamenta solide, si riesce a costruire ben poco di solido.

Ciascuna pratica corporea, semplice o complessa che sia, non può prescindere dalla consapevolezza del praticante su quali siano gli scopi della pratica stessa; bisogna quindi distinguere gli obbiettivi e le particolarità del Qi Gong statico (Zhan Zhuang) e del Qi Gong dinamico (Aprire le nove porte, Duan Lian, Fang Song Gong, ecc. ) armonizzandoli attraverso la pratica attenta e costante, in maniera da agire sull’aspetto fisico, emotivo e spirituale del praticante, equilibrandoli tra loro e compensando eccessi e carenze.

Ricordiamo quindi che prima di cominciare la sequenza bisogna rilassare la struttura fisica ed eliminare eventuali tensioni, blocchi e contratture muscolari o articolari. Dobbiamo tenere presente che la postura fisica esprime la condizione interna del praticante a livello fisico, energetico ed emotivo e che qualunque pratica ha lo scopo di creare spazio interno e far circolare l’energia vitale e i liquidi fisici (sangue e linfa).

Durante l’esecuzione degli esercizi, salvo dove sia diversamente indicato, è fondamentale mantenere i piedi paralleli tra loro, in particolare nella posizione di “Mezza Montagna” con i piedi alla larghezza delle spalle. E’ utile “spalmare” i piedi sul pavimento facendo aderire bene le piante alla superficie di appoggio e, se possibile, “artigliare” il suolo con gli alluci e portare i talloni leggermente all’esterno, avendo però cura di evitare tensioni e posizioni scomode.

In base al tempo a disposizione, gli esercizi relativi alla parte bassa del corpo (dal bacino in giù) vanno eseguiti per nove volte o multipli; gli esercizi relativi alla parte alta del corpo vanno eseguiti per sei volte o multipli. La pratica parte dai piedi, va a salire e poi torna a scendere ed è importante mantenere l’attenzione sulle proprie sensazioni senza essere distratti da stimoli esterni, per favorire la concentrazione e stimolare l’Intenzione.

Sappiamo che “Chi Kung” può essere tradotto come “Lavoro sull’Energia vitale attraverso il respiro” e può quindi apparire strano che durante gli esercizi non venga controllato o regolato il ciclo respiratorio; questo perché è molto importante respirare in maniera naturale in modo che il ritmo si armonizzi con quello della pratica. Una peculiarità che ritroviamo in uno dei nomi antichi di queste pratiche, ovvero “Tu Na” che si può tradurre come “Mangiare aria”.

La maggior parte degli esercizi di Qi Gong vengono eseguiti in piedi per massimizzare gli effetti sui muscoli e tendini, sul radicamento, sull’equilibrio e sulla percezione nello spazio ed in particolare la pratica di “Aprire le nove porte” agisce sulle articolazioni principali: caviglie, ginocchia, anche, spalle, gomiti, polsi e collo, considerandole appunto come i cardini di una porta da mantenere oliati ed efficienti. Questa pratica contribuisce a rallentare il processo di invecchiamento e la riduzione della mobilità delle articolazioni. La postura iniziate è con le spalle rilassate, braccia stese lungo i fianchi, ginocchia leggermente flesse come se si fosse seduti sul bordo di uno sgabello alto. Nella pratica la testa deve essere tenuta con il mento leggermente incassato verso il busto e lo sguardo all’orizzonte. Lo sguardo è collegato alla postura, se è diritto si è in equilibrio e radicati, se lo sguardo è verso l’alto o il basso si può essere facilmente sradicati.

Il corpo come un albero

Nella visione energetica alla base di questa pratica, il corpo viene visto come un albero: Le gambe sono le radici, il busto è il tronco, le braccia sono i rami e le mani sono le foglie. A loro volta, queste tre macrozone possono venire ulteriormente suddivise: per le gambe, le anche sono le radici, le ginocchia il centro e le fronde sono i piedi. Similmente, per le braccia, le spalle sono le radici, i gomiti sono il centro e le mani ed i polsi sono le fronde. Nel caso del busto, la sona lombare- sacrale costituisce la radice, la zona dorsale il centro e la testa le fronde. In tutti i casi, il centro è la zona più importante ma anche la più debole.

Le analogie con il mondo animale

Le varie parti del corpo sono collegate all’essenza di un animale, pertanto si ha: Caviglia – Gallo; Ginocchia – Gru, con la parte esterna del ginocchio collegata al Fegato, l’interna alla Milza, la anteriore allo Stomaco e la posteriore al Rene; Anca – Unicorno; Vita – Drago; Pancia, addome – Orso; Collo – Tartaruga; Testa – Tigre; Spalla, scapole e schiena – Tigre e Orso; Gomito e braccia – Scimmia, Gorilla; Palmo e polso – Orso; Dita – Scimmia; Unghie – Aquila; Respiro – Tartaruga. In fase di calma, il respiro è lento e profondo e scende in basso; Respiro – Aquila. In fase di agitazione o combattimento, il respiro è veloce e superficiale e si allarga verso i lati.

Oltre a quanto visto sopra, ci sono anche dei collegamenti tra gli organi di senso e quelli interni, ovvero: Occhio – Fegato, collegato anche alla Intenzione Yi; Naso – Polmone; Lingua – Cuore; Bocca e labbra – Milza; Orecchio – Rene.

Ritroviamo queste analogie alla base degli esercizi di questa sequenza; in alcuni casi la similitudine è visiva (la forma dell’orecchio assomiglia a quella del rene, l’orso è un animale dall’addome prominente), in altri casi è funzionale (le unghie ricordano gli artigli dell’aquila, ginocchia forti permettono di mantenere l’equilibrio come fa una gru), in altri ancora c’è un collegamento energetico (attraverso l’osservazione della lingua si può stabilire lo stato del cuore) e così via.

Inoltre l’articolazione del bacino è collegata alla Terra mentre l’articolazione del collo è collegata al Cielo. Le sette vertebre cervicali sono viste come le stelle dell’Orsa. Queste due articolazioni sono particolarmente significative perché la forza che parte dal collo va verso le braccia mentre quella che parte dal bacino va verso le gambe. L’ideogramma “Collo” si può leggere come “Il più bravo per lavorare” mentre l’ideogramma “Bacino” si può leggere come “La più grande [articolazione]”.

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