Gli effetti della pratica delle discipline interne

Le Discipline interne come il Tai Chi Chuan, il Pa Kua Chang o il Tao Yin Chi Kung hanno sul praticante effetti diversi e tra loro correlati, pur se agenti su diversi “livelli”. Una prima distinzione si può indicare considerando effetti sul piano spirituale, sul piano emotivo e sul piano fisico-corporeo, una distinzione – ripetiamolo – fatta solo per comodità di analisi poiché non è possibile agire su un livello senza coinvolgere anche gli altri. Tralasciamo l’esame degli effetti ai livelli emotivo e spirituale ed analizziamo meglio quelli sul piano fisico-corporeo.

Occorre qui fare una ulteriore distinzione, che condivide con la precedente il motivo di comodità che ne è alla base, sempre ricordando che anche se focalizziamo la pratica su un aspetto specifico, anche gli altri ne vengono coinvolti. In questo caso i due aspetti su cui può essere mirato l’addestramento sono quello “marziale”, indicato con il termine “Wu” e quello “morale” e di “benessere”, indicato con il termine “Wen”.

Ribadiamo ancora una volta, a costo di essere noiosi, che questi due aspetti sono tra loro interdipendenti; se si pratica correttamente un addestramento focalizzato sull’aspetto marziale si otterranno comunque dei benefici per la salute, così una pratica che ha come obbiettivo il benessere corporeo conferirà comunque delle abilità marziali a chi la esegue con costanza.

Meglio di tante parole, come in precedenza, sono gli ideogrammi che identificano i due termini a suggerire il significato dei principi che esprimono.

Il termine “Wen” è espresso dall’ideogramma 文 che rappresenta un uomo con il busto tatuato o dipinto e le braccia aperte e può essere tradotto come “arte, letteratura, scrittura, proverbio”. Per via della sua forma grafica e del suo significato, alcuni commentatori immaginano che il carattere rappresenti un vaso rituale o un braciere, ma l’interpretazione sembra essere più frutto di fantasia che di elementi concreti.

Più complessa l’analisi del carattere 武, che si legge “Wu” e viene solitamente tradotto come “marziale, militare, guerresco”. Il carattere è composto dal radicale 止 (“fermare”) e dal pittogramma 戈 (“alabarda”) percui la traduzione letterale sarebbe “fermare le armi”, con una interpretazione “pacifista” che si avvicina molto al “si vis pacem para bellum” occidentale, ed in questa interpretazione il termine è presente nel testo classico “Annali delle Primavere e degli Autunni” scritto cinque secoli prima di Cristo. Però, poiché il primo termine deriva graficamente
dalla immagine di una impronta lasciata sul terreno e può essere interpretato anche come un termine arcaico per “piede”, il carattere 武 rappresenterebbe quindi un uomo con una alabarda, ovvero un soldato.

Questi due aspetti sono ampiamente presenti nelle arti marziali cinesi prima e giapponesi poi, – specie in quelle più influenzate dal confucianesimo – come dimostrano i seguenti ammonimenti (Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Wude):

“Chi vuole studiare l’arte deve innanzitutto rispettare l’etichetta (la ritualità, i riti), colui che vuole apprendere le tecniche marziali deve prima di tutto acquisire la virtù”

“Se il cuore è retto il pugilato sarà corretto, se il cuore è deviato, il pugilato sarà parziale”

“Il Gongfu è limitato, il benevolo non ha nemici”

“Per allenare la marzialità prima si deve allenare la morale, per insegnare all’uomo prima si deve insegnare al cuore”

Focalizzandosi su due obbiettivi diversi, gli esercizi per lavorare l’aspetto “Wu” presentano caratteristiche di postura e di esecuzione differenti da quelli per lavorare l’aspetto “Wen”; differenze a volte minime ed a volte eclatanti, di cui comunque è bene tenere conto. A quanto sopra bisogna aggiungere che tanto gli esercizi per l’aspetto “Wu” che quelli per l’aspetto “Wen” possono essere eseguiti nella loro forma “Yin” o nella loro forma “Yang”, andando così a costituire una ulteriore differenziazione in termini esecutivi.

Quale che sia la serie di esercizi che si vanno a praticare, una delle caratteristiche che si possono riscontrare è il coinvolgimento delle diverse articolazioni e principalmente di quelle delle braccia e delle gambe. Questo aspetto viene indicato con il termine “Tre armonie esterne”, per indicare la relazione che intercorre tra polsi e caviglie, gomiti e ginocchia e spalle e anche.

Sempre alle articolazioni si riferiscono i termini “Nove Ruote”, “Nove Cancelli” o “Nove Perle”, con cui si indica una serie di esercizi stimolano le articolazioni del collo, spalle, anche, ginocchia e caviglie. L’immagine delle perle esprime la loro preziosità e suggerisce la necessità che le articolazioni siano collegate tra loro come perle in una collana. Gli esercizi sono chiamati anche col nome generico di Gong Fa (Gong = Lavoro impegnativo; Fa = Metodo) e sollecitano l’allungamento e lo stiramento dei tendini oltre a migliorare equilibrio e coordinazione motoria al fine di consumare meno energia nel movimento. Le articolazioni sono viste come “cancelli” che se “aperti” migliorano la circolazione energetica.

Un altro termine molto frequente nella pratica del Tai Chi Chuan, Pa Kua Chang e Tao Yin Chi Kung  è “Chan Ssu Chin”, con cui si indicano degli esercizi che prevedono il movimento a spirale delle gambe e delle braccia. La traduzione del termine è “Avvolgere il bozzolo di seta” ed esprime sia l’andamento spiraliforme dei movimenti che la delicatezza e l’attenzione con cui devono essere eseguiti, essendo il filo di seta molto delicato.

“Chin-na” o “Qinna” è invece un termine che ricorre spesso quando si affrontano le applicazioni marziali del Tai Chi Chuan e del Pa Kua Chang ed indica le tecniche di presa degli arti e di controllo delle articolazioni. La traduzione letterale è infatti “afferrare e tenere” e comprende tecniche di percussione, di lussazione, di leve articolari e di presa alla gola, ai muscoli ed ai tendini.

Nell’ambito delle applicazioni marziali, un altro termine abbastanza frequente è “Fa Jing”, con cui si indica l’emissione di energia fisica (ma non solo…) in maniera rapida e vigorosa. I due ideogrammi che compongono questo termine possono essere tradotti rispettivamente come “inviare, spedire, mandare, lanciare, sparare o manifestarsi all’improvviso” e “forza, vigore, energia, forte, robusto, vigoroso”. “Fa Jing” viene quindi usualmente tradotto come “forza esplosiva”, per rimarcare tanto le rapidità dell’emissione che l’effetto devastante che provoca e indica soprattutto una modalità di esecuzione delle tecniche di applicazione, percussive ma non solo.

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